Finché realtà non ci separi
[...] L’innamorata Tita entrò in macchina, per una volta, non mi fece la sua solita ramanzina sul fatto che arrivare in orario è educazione: anzi, era come rassegnata e troppo impegnata a preparare una saggia vendetta nei miei confronti. In effetti, appena entrata in macchina, invece di chiedermi il motivo del mio ritardo, iniziò a ricordarmi tutti i matrimoni ai quali eravamo andate negli ultimi tempi. Io e lei da sole, sempre confinate nei tavoli delle zitelle: sì perché quelli che preparavano i tavoli durante le cerimonie, non ci consideravano single, ma zitelle. Spesso finivamo anche con zie zitelle o con gli zii (quasi sempre americani) dello sposo: una volta, non sapendo dove collocarci, un’allieva della scuola aveva deciso di farci sedere nel tavolo dei fotografi.
Tita divertita iniziò a ricordarmi tutte le figuracce che avevo collezionato: «Ti ricordi il matrimonio di Alessia, Ali, quello in cui a un certo punto hai deciso di cantare davanti a tutti per ringraziare la sposa dello strepitoso invito e, ubriaca, hai preso il microfono e hai cantato La solitudine di Laura Pausini? E la cosa più assurda che Marco, il neo marito, era vergognato da quella dedica indiretta e Alessia preoccupata di quel presagio triste?» «Ma dai, Tita, quella era l’unica canzone che sapevo a memoria, te l’ho già spiegata questa storia. A un certo punto con le lenti a contatto non vedevo più, era tutto appannato e quando il dj, così carino, mi ha chiesto che canzone volessi cantare, be’, presa dal panico perché non leggevo lo schermo di fronte, ho deciso di andare sul sicuro e non ho proprio fatto caso al fatto che Marco era proprio quello sfigato della canzone della Pausini; e poi se non ricordo male c’è stata commozione, applausi, non ho fatto una brutta figura ahahah!» «E, ti ricordi Ali, il matrimonio di Joe, quando hai iniziato a fare quei fantastici commenti sulle usanze calabresi e dietro di te era seduta la nonna della sposa che alla fine ha iniziato a insultarti in dialetto e tu sei scappata dalla vergogna?» «Ma Tita, quello di Joe è stato un matrimonio-maratona, lo sai che odio camminare, io ho solo fatto qualche piccolo commento.
Ti ricordi che abbiamo dovuto seguire la sposa in carrozza a piedi con un tacco dodici per le vie del paese? Abbiamo fatto almeno due chilometri su quei trampoli, da svenire proprio, e tutto per cosa? Per il rispetto delle tradizioni del luogo che volevano la sposa in carrozza e gli invitati a piedi. Ma che tradizione sarà mai questa? Mi stupisco di Joe che ha permesso che sua moglie arrivasse in carrozza. Che poi appena arrivata in chiesa mi sono dovuta togliere pure le scarpe dal dolore! Dai su non scherziamo! Ho avuto le mie ragioni. E comunque, Tita, Joe si è fatto una gran risata, la nonna della sposa gli sta pesante pure a lui.» «E certo, e sempre una scusa hai! A toglierti le scarpe ci sei pure abituata! Ali, ma se passi la vita scalza?!
E allora, al matrimonio di Tania che eravamo sedute in seconda fila e hai pianto come se invece che a un matrimonio eravamo a un funerale e a un certo punto della cerimonia si sentivano solo i tuoi singhiozzi? E quando hai litigato con quella signora a casa di Laura perché dicevi che non era possibile che ancora nel 2000 si concepisse “la cunzata del letto”, cioè che le ragazze giovani e vergini e senza marito dovessero fare il letto della sposa, e cercavi di spiegare alla zia di Laura che era tutta una pagliacciata? Perché sicuramente eri single, ma non ti andava giù l’idea che gli altri potessero pensare che alla tua età eri ancora illibata e allora avevi deciso di non partecipare, creando una vergogna generale a tutte le ragazze che intorno a letto desideravano poter gridare la loro libertà sessuale? Mamma mia Ali, se solo ci penso non dovrei essere più tua amica per tutte le brutte figure che mi hai fatto fare e che mi fai fare. Spero che, oggi, saprai come comportarti: ricordati, non c’è bisogno che canti per ringraziare gli sposi, non fare commenti in chiesa (non possiamo mai sapere chi abbiamo dietro), non socializzare troppo, tieni il vino lontano, lo sai che sei astemia, e, soprattutto, non ti togliere le scarpe a metà cerimonia, non tutti sono tuoi amici, non tutti possono capire.» «Non ti preoccupare, Tita – risposi – oggi mi sento consapevole.
(Tratto dal romanzo "Ogni tanto mi tolgo gli occhiali", Cristina Amato ed. Inkwell- 2013)
di Cristina Amato, pubblicato il 08/04/2015 alle 08:52

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